PAPA LEONE XIV INCONTRA IL MONDO DEL CINEMA

16 Novembre 2025

Il Papa ha ricevuto in udienza circa centosessanta tra registi, attori e maestranze.”Il cinema, quando è autentico – ha detto Leone XIV – non consola soltanto: interpella. Chiama per nome le domande che abitano in noi e, talvolta, anche le lacrime che non sapevamo di dover esprimere”. La riflessione del professor Gianluca della Maggiore, Direttore del Centro di ricerca Catholicism and Audiovisual Studies (CAST) dell’Università Telematica Internazionale UniNettuno e direttore della Digital Library della Fondazione MAC.

“Le sale cinematografiche vivono una preoccupante erosione che le sta sottraendo a città e quartieri. E non sono in pochi a dire che l’arte del cinema e l’esperienza cinematografica sono in pericolo. Invito le istituzioni a non rassegnarsi e a cooperare per affermare il valore sociale e culturale di questa attività”. Lo ha detto il Papa nell’udienza al mondo del cinema.  “Che il vostro cinema resti sempre un luogo d’incontro, una casa per chi cerca senso, un linguaggio di pace. Che non perda mai la capacità di stupire, continuando a mostrarci anche un solo frammento del mistero di Dio”.

“La nostra epoca – ha continuato il Pontefice – ha bisogno di testimoni di speranza, di bellezza, di verità: voi con il vostro lavoro artistico potete esserlo. Recuperare l’autenticità dell’immagine per salvaguardare e promuovere la dignità umana è nel potere del buon cinema e di chi ne è autore e protagonista”. “Non abbiate paura del confronto con la ferite del mondo. La violenza, la povertà, l’esilio, la solitudine, le dipendenze, le guerre dimenticate sono ferite che chiedono di essere viste e raccontate. Il grande cinema – ha aggiunto Papa Leone – non sfrutta il dolore: lo accompagna, lo indaga. Questo hanno fatto tutti i grandi registi. Dare voce ai sentimenti complessi, contraddittori, talvolta oscuri che abitano il cuore dell’essere umano è un atto d’amore. L’arte non deve fuggire il mistero della fragilità: deve ascoltarlo, deve saper sostare davanti ad esso”, ha concluso il Pontefice.

LE PAROLE DI GIANLUCA DELLA MAGGIORE

“Osservato in prospettiva storica – dice il professor Gianluca della Maggiore, direttore della Digital Library della Fondazione MAC – il discorso di Leone XIV si inserisce nel solco dei grandi incontri tra i pontefici e il mondo del cinema: dai Discorsi sul film ideale di Pio XII (1955) alla prima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali di Paolo VI (1967), fino al celebre incontro di Giovanni Paolo II a Hollywood nel 1987 ripetuto, in forme diverse, in piazza San Pietro nel 2000 per il Giubileo dello spettacolo. Colpisce l’innovazione nella tradizione: la definizione del cinema come «arte dello Spirito» è la chiave che lo radica nella storia e, insieme, lo proietta nel futuro.

Questa formula – continua della Maggiore – dialoga con il magistero del Novecento: Pio XII parlava dello «straordinario potere» del film di «piegare l’animo verso il bene o verso il male»; Paolo VI spronava la gente del cinema a usare la «magica abilità di far intravedere il campo di luce che sta dietro il mistero della vita umana»; espressioni simili usò Wojtyla a Hollywood quando invitò a usare l’arte del cinema per schiudere «le gloriose regioni di luce che sono oltre il mistero della vita umana». Il punto di innovazione di Leone XIV può essere letto attraverso il rilancio di questi temi in chiave contemporanea contro l’omologazione algoritmica, anche per mezzo di un paragone audace che, con accenti poetici, rivela la sua identità culturale. Primo papa statunitense, per parlare di cinema non cita solo i Lumière ma si riferisce anche al suo connazionale David W. Griffith, uno dei padri del linguaggio cinematografico, intrecciando inconsuetamente le sue parole con il Vangelo di Giovanni per richiamare la vocazione del cinema quale «arte dello Spirito».

Più suggestivi sono i collegamenti con i pontefici meno immediatamente associabili al cinema. Il lirismo di tutto il discorso di Leone XIV (riassumibile in questa efficace frase: «il cinema non è soltanto moving pictures: è mettere in movimento la speranza!») sembra richiamare gli accenti di Giovanni XXIII, che da patriarca di Venezia, negli incontri al Lido (1953-1957), parlava del cinema come «un’ardita cattedrale che si libra nei cieli», e una «possente sinfonia che penetra nei recessi delle anime». E la capacità di attivare potenti simbolismi in risposta alle innovazioni della modernità tecnologica ricorda le intuizioni del suo omonimo predecessore Leone XIII: non solo il primo papa a concedersi alla macchina da presa nel 1898, ma anche il pontefice che volle far incastonare la fotografia nell’affresco delle Belle Arti benedette dalla religione sulle volte del Palazzo Apostolico. Attivando così una potente metafora: i mezzi audiovisivi come luogo di incontro tra umano e divino.

Infine – conclude della Maggiore – uno degli appelli centrali di Leone XIV – «difendere la lentezza quando serve, il silenzio quando parla, la differenza quando provoca» – si lega alle ferite del mondo e alla missione indicata da Papa Francesco per un cinema quale «catechesi di umanità»: sottrarre la settima arte alla logica algoritmiche e del consumo e restituirgli la sua funzione contemplativa e profetica. 

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Foto: Vatican Media