L’INTERVENTO DI MONSIGNOR DARIO EDOARDO VIGANÒ ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “DESIDERIO DI ROMA”

10 Dicembre 2025

L’intervento del Presidente della Fondazione MAC, Monsignor Dario Edoardo Viganò, al Convegno di studi “Pellegrinaggi cattolici e trasporto ferroviario tra media e cultura visuale” che si è tenuto all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, a Palazzo Borromeo, il 4 dicembre 2025.

Eccellenze, gentili ospiti, cari amici e colleghi,

desidero aprire questo incontro con un ringraziamento sentito all’Ambasciatore Francesco Di Nitto e a tutta la squadra dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, con cui la Fondazione MAC ha costruito negli anni una collaborazione solida, generosa e culturalmente feconda. È in questo clima di fiducia e di condivisione che si colloca il convegno di oggi, pensato come momento di riflessione e di restituzione pubblica di un percorso di ricerca che ha saputo coniugare rigore scientifico, pluralità di linguaggi e apertura interdisciplinare.

Un ringraziamento altrettanto convinto va al Direttore Generale della Fondazione FS Italiane, ingegner Luigi Cantamessa, e a tutto il team della Fondazione FS, per la collaborazione generosa e lungimirante che ha reso possibile un progetto di ricerca e valorizzazione culturale di grande respiro. Il loro contributo non è stato solo tecnico e documentale, ma profondamente culturale, nella condivisione di una visione che riconosce nel patrimonio ferroviario italiano un archivio vivo di storia, di memoria e di identità.

Il convegno di oggi si inserisce nel quadro del progetto “Desiderio di Roma. I Giubilei, il treno, i media”, promosso dalla Fondazione MAC in sinergia con la Fondazione FS Italiane, e articolato in una pluralità di output che testimoniano la vocazione multidisciplinare e multicanale della nostra attività: un volume fotografico edito da Giunti, un percorso digitale nella Digital Library MAC, e un volume scientifico pubblicato da Il Mulino, secondo titolo della collana “Memorie Audiovisive del Cattolicesimo”.

Quest’ultimo volume, curato da Gianluca della Maggiore e dal sottoscritto, edito da una delle case editrici più prestigiose del panorama accademico e culturale italiano, raccoglie i contributi di studiosi provenienti da ambiti disciplinari diversi – storia del cristianesimo, storia dei media, semiotica, sociologia, archivistica – e si fonda su una mappatura estesa e sistematica di fonti audiovisive, fotografiche e iconografiche, condotta in collaborazione con archivi e cineteche italiane e internazionali: dall’Archivio FS Italiane all’Archivio Luce-Cinecittà, dalla Fondazione AAMOD a British Pathé, fino all’Archivio Apostolico Vaticano.

Il valore scientifico dell’operazione risiede non solo nella ricchezza delle fonti censite, ma nella proposta di una metodologia di analisi che interroga il pellegrinaggio giubilare e cattolico in senso lato come fenomeno storico, mediale e rituale. I saggi raccolti nei nostri volumi mostrano come il treno, il cinema, la fotografia, il cinegiornale, il film amatoriale non siano semplici strumenti di documentazione, ma veri e propri agenti di storia, capaci di costruire senso, memoria e identità.

Il percorso documentale nella Digital Library MAC, che accompagna e integra il lavoro editoriale, rappresenta un ulteriore strumento di accesso e di valorizzazione, pensato per una fruizione pubblica e trasversale, capace di coniugare divulgazione e profondità storica e culturale. È uno spazio che restituisce alle immagini il loro potere narrativo, e che invita a esplorare la storia dei Giubilei e dei pellegrinaggi ferroviari attraverso una grammatica visiva e interattiva.

Il convegno di oggi, pensato in forma agile e visuale, vuole dare voce a questa pluralità di sguardi. Gli interventi, ciascuno costruito a partire da una fotografia o da una sequenza filmata, offriranno una lettura tematica e interpretativa di alcuni snodi significativi della storia dei pellegrinaggi ferroviari verso Roma: dal treno di Pio IX al Giubileo straordinario del 1933 di Pio XI, dal viaggio a Loreto e Assisi di Giovanni XXIII nel 1962, fino alla Giornata del Ferroviere del 1979 con Giovanni Paolo II. Ogni intervento sarà un piccolo caso di studio, capace di restituire la densità simbolica e mediale di un’immagine, e di aprire interrogativi più ampi sul rapporto tra Chiesa, modernità e cultura visuale.

E, sebbene non sia oggetto di un intervento specifico oggi, merita una menzione Paolo VI. Il suo pontificato rappresenta un passaggio cruciale nella storia del rapporto tra la Chiesa e la modernità. Nel 1964, in occasione della Giornata del Ferroviere, accanto all’udienza in San Pietro, che ripropone i codici tradizionali del rito, si affiancano celebrazioni in spazi non ecclesiastici: il Teatro Italia e, soprattutto, il piazzale del deposito di Roma Smistamento, dove si celebra la messa in ricordo dei ferrovieri caduti sul lavoro. È la prima volta che il rituale si sposta in modo così evidente verso luoghi legati all’immaginario ferroviario, inaugurando una logica di coesistenza tra codici diversi: la sacralità della basilica e la concretezza di un’officina, la verticalità del rito e la sua apertura alla dimensione sociale. Paolo VI, il Papa del dialogo e della modernità, imprime così una nuova spazialità alla celebrazione, anticipando quella mobilità che diventerà cifra del pontificato di Giovanni Paolo II. In queste scelte si coglie la consapevolezza che il pellegrinaggio non è solo movimento verso il sacro, ma esperienza che si intreccia con il lavoro, con la tecnica, con la vita quotidiana: una Chiesa che comincia a uscire dalle mura, a farsi prossima, a incontrare il mondo là dove esso vive e produce.

In questo senso, il progetto “Desiderio di Roma” ha voluto fornire un primo inquadramento rispetto a una questione che interroga la storia, la teologia e la comunicazione: in che modo il mezzo ferroviario e le reti mediali hanno modificato le forme di intendere e interpretare, da parte del papato, l’evento giubilare nella nuova cultura forgiata dai media di massa? E, procedendo dal vertice dell’istituzione alla massa del popolo di Dio, in che modo tutto questo ha trasformato l’approccio dei fedeli alla pratica del pellegrinaggio e alle modalità concrete di vivere e pensare l’Anno Santo e gli altri grandi eventi della ritualità ecclesiale?

Il treno, in questo contesto, non è solo mezzo di trasporto. È luogo di soglia, di comunità provvisoria, di ritualità condivisa. È simbolo mobile di una Chiesa che si mette in cammino, che si fa prossima, che attraversa la modernità senza smarrire la propria vocazione universale. E le immagini che lo raccontano – dai cinegiornali del Luce ai film amatoriali, dai documentari istituzionali ai reportage fotografici – sono tracce di una storia che merita di essere interrogata, valorizzata, restituita.

La complessa articolazione delle ricerche condotte in questi anni ha permesso di far emergere una trama interpretativa che supera la dimensione descrittiva per entrare nel cuore delle dinamiche culturali e mediali che hanno plasmato il pellegrinaggio cattolico nel Novecento. Si è indagato il pellegrinaggio come fenomeno storico e rituale, ma anche come dispositivo comunicativo, capace di generare pratiche, immaginari e forme di socialità. Il treno, in questa prospettiva, non è mai neutro: è infrastruttura tecnica e insieme simbolo, è strumento di mobilità e al tempo stesso medium che ridisegna la geografia sacra, comprime le distanze, trasforma il tempo del viaggio in esperienza comunitaria e rituale. Le fonti analizzate – cinegiornali, documentari, fotografie, film amatoriali – raccontano non solo la logistica dei Giubilei, ma la costruzione di un immaginario cattolico globale, intrecciato con le strategie comunicative del papato e con le dinamiche sociali e politiche del Novecento. Attraverso queste immagini si coglie la tensione tra sacralità e spettacolarizzazione, tra ritualità e modernità, tra devozione e turismo religioso: una tensione che attraversa tutto il secolo e che diventa chiave per comprendere il rapporto tra Chiesa e cultura di massa. 

La metodologia adottata – che coniuga semiotica, storia sociale, studi visuali e archivistica – ha consentito di leggere queste fonti come agenti di storia, capaci di orientare comportamenti, plasmare ritualità, generare consenso. Ne emerge un quadro in cui il pellegrinaggio ferroviario si configura come fatto sociale totale, in cui dimensione spirituale, politica, economica e mediale si compenetrano: dai treni speciali organizzati per i Giubilei alle immagini che celebrano la modernità cattolica, fino alle narrazioni che accompagnano la costruzione di una Chiesa capace di dialogare con la modernità tecnologica. Questa prospettiva apre scenari futuri di grande interesse: dall’analisi comparativa con altri contesti europei e extraeuropei, alla valorizzazione digitale di archivi ancora inesplorati, fino alla possibilità di sviluppare percorsi immersivi e interattivi che restituiscano al pubblico la complessità di questa storia. Sono piste di ricerca che si innestano naturalmente nel tempo del Giubileo e che invitano a riflettere sul senso del pellegrinaggio oggi, sulla memoria dei luoghi e sulla responsabilità della comunicazione ecclesiale.

Concludo con un auspicio: che questo convegno possa essere non solo momento di sintesi, ma anche di rilancio. Che possa aprire nuove piste di ricerca, nuove collaborazioni, nuove forme di narrazione. E che possa contribuire, nel tempo del Giubileo, a una riflessione condivisa sul senso del pellegrinaggio, sulla memoria dei luoghi, e sulla responsabilità della comunicazione ecclesiale.

Grazie a tutti voi per la vostra presenza e per il vostro contributo.