L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE MAC, DARIO E. VIGANÒ, ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “CINEMA E MISSIONE”
22 Novembre 2025
Pubblichiamo l’intervento del presidente della Fondazione MAC, Dario Edoardo Viganò, durante la presentazione del volume “Cinema e missione. Fonti audiovisive e storia delle missioni cattoliche” tenutasi presso il Palazzo di Propaganda Fide il 20 novembre 2025.
Eminenza, cari amici e colleghi,
è con grande soddisfazione che oggi presentiamo il volume Cinema e missione. Fonti audiovisive e storia delle missioni cattoliche, frutto di un lavoro di ricerca e di raccordo culturale che mi permetto di definire come pionieristico. Questo libro non è infatti soltanto una raccolta di saggi, ma è il risultato di un progetto culturale e scientifico che ha preso forma nel tempo, attraverso convegni, collaborazioni archivistiche, scavi documentari e una riflessione condivisa tra studiosi, archivisti, missionari e operatori culturali. Un progetto che ha visto il suo culmine con il convegno internazionale che abbiamo organizzato lo scorso anno presso la Casina Pio IV in Vaticano e di cui questo volume raccoglie gli atti.
La Fondazione MAC, che ho l’onore di presiedere, ha voluto promuovere questa iniziativa nella convinzione che il patrimonio audiovisivo del cattolicesimo non sia un semplice corredo della memoria ecclesiale, ma una vera e propria risorsa epistemologica, capace di aprire nuovi campi di ricerca e di ridefinire le categorie con cui leggiamo la storia della Chiesa, della missione e del rapporto tra fede e modernità.
Il volume si colloca nel solco di una svolta metodologica che potremmo definire una “New Cinema (and Missions) History”, in dialogo con le sensibilità della New Cinema History, dell’archeologia dei media e delle teorie post-autoriali. In questo senso, il cinema missionario non è più da considerarsi un oggetto marginale, amatoriale o residuale, ma un corpus significativo, diffuso e stratificato, che merita di essere studiato con gli strumenti della storia culturale, della semiotica pragmatica, della visual culture e della teologia della comunicazione.
Abbiamo voluto proporre, in questo contesto, una nuova categoria interpretativa: quella di apostolic cinema. Un cinema utile, nel senso più profondo del termine, che non si limita a documentare, ma che forma, educa, trasmette, persuade. Un cinema che si colloca all’incrocio tra pedagogia, spiritualità, antropologia e politica, e che ha saputo modellare l’immaginario cattolico in contesti di frontiera, di alterità, di dialogo e di conflitto.
In questo senso, il cinema missionario si rivela anche come uno spazio di negoziazione identitaria, dove si intrecciano le tensioni tra universalismo cattolico e località culturale, tra visione eurocentrica e soggettività indigene, tra estetica del documento e retorica della testimonianza. È un cinema che non solo rappresenta, ma performa la missione, ne costruisce la memoria, ne orienta la ricezione.
I saggi raccolti nel volume testimoniano la ricchezza e la varietà di questo patrimonio: dalle pellicole dei saveriani e dei salesiani, ai cinegiornali della San Paolo Film, dai fondi fotografici dell’Agenzia Fides alle collezioni delle congregazioni femminili, dai filmati delle missioni in Congo, Guyana, India, Alaska, fino alle esperienze più recenti di digitalizzazione e valorizzazione. Ogni contributo è un tassello di una mappa che stiamo ancora disegnando, ma che già ci mostra la vastità e la profondità di un continente visivo da esplorare.
Vorrei sottolineare anche il valore istituzionale di questo lavoro. La collaborazione con la Biblioteca Apostolica Vaticana, con l’Archivio Storico de Propaganda Fide, con il Dicastero per l’Evangelizzazione, e con numerose realtà accademiche e archivistiche, mostra che è possibile costruire una rete virtuosa tra ricerca scientifica, conservazione documentaria e progettualità ecclesiale. È questo, in fondo, il cuore della missione della Fondazione MAC: fare della memoria audiovisiva un luogo di incontro tra passato e futuro, tra Chiesa e società, tra sapere e testimonianza.
Ma c’è anche un’altra dimensione che questo volume ci invita a considerare: quella della responsabilità archivistica. Il cinema missionario, come ogni documento audiovisivo, è fragile, disperso, spesso non catalogato. La sua preservazione non è solo un compito tecnico, ma un atto etico, una forma di cura della memoria ecclesiale. Come ci ricorda Jacques Derrida, l’archivio non è solo deposito, ma anche promessa, tensione verso il futuro, spazio di interpretazione e di reinvenzione.
In conclusione, permettetemi di ringraziare i co-curatori del volume – Gianluca della Maggiore, Sergio Palagiano e Steven Stergar – per la competenza, la passione e la generosità con cui hanno condotto questo lavoro. Ringrazio anche gli autori e le autrici dei saggi, il comitato scientifico della collana, la Società editrice il Mulino, e tutti coloro che hanno reso possibile questa pubblicazione.
Che questo volume possa essere non solo uno strumento di studio, ma anche un invito alla responsabilità: quella di custodire, valorizzare e interrogare le immagini che raccontano la missione della Chiesa nel mondo. Perché, come ha detto pochi giorni fa Leone XIV, «il cinema è un laboratorio della speranza, un luogo dove l’uomo può tornare a guardare sé stesso e il proprio destino» [Udienza del Santo Padre Leone XIV ai rappresentanti del mondo del cinema, 15 novembre 2025].