GIUBILEI MEDIATICI: UNA GIORNATA DI STUDI SUGLI ANNI SANTI DEL NOVECENTO
26 Febbraio 2026
Si è svolta all’Auditorium dell’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi di Roma la giornata di studi “Giubilei Mediatici”, dedicata alla storia degli Anni Santi nel Novecento attraverso la lente del sistema mediatico. L’iniziativa curata da Gianluca della Maggiore e Dario Edoardo Viganò è stata promossa dalla Fondazione MAC – Memorie Audiovisive del Cattolicesimo, in collaborazione con ICBSA e con il CAST–Catholicism and Audiovisual Studies dell’Università Telematica Internazionale Uninettuno.
La giornata si è aperta con l’annuncio di una convenzione quadro ICBSA–Fondazione MAC, riguardante una collaborazione strutturale su tutela, digitalizzazione, descrizione, fruizione pubblica e percorsi formativi congiunti relativi al patrimonio audiovisivo cattolico.
“Anche nel nostro Istituto – ha detto in apertura Sandra Suatoni, direttrice ICBSA – ci sono delle risorse che non sono state ancora studiate e indagate e questo accordo con la Fondazione MAC sarà denso di possibilità in questo senso”. “Il viaggio nella comunicazione della Chiesa – ha continuato – è stato efficacissimo perché, per esempio, è riuscita a interfacciarsi con il cinema delle origini e poi con la stampa, la radio, con la sua emittente Radio Vaticana, e con i cinegiornali. Papa Wojtila e Papa Francesco sono stati, probabilmente, i due papi più consapevoli di questo aspetto facendo una sorta di regia e organizzazione attiva degli eventi mediatici. La Chiesa, come sappiamo ha coinvolto registi come Franco Zeffirelli e Ermanno Olmi”.
“Non c’è luogo più adatto di questo luogo – ha detto Dario Edoardo Viganò, presidente della Fondazione MAC – per dare vita a una giornata che chiede alla memoria audiovisiva un esodo, cioè che chiede di uscire dagli archivi e dai depositi e di tornare voce e immagine cioè esperienza condivisa”. “È un bene per le nostre istituzioni e soprattutto è un bene per il paese che vi sia questo esodo delle immagini – ha continuato Viganò – perché le stesse immagini e i suoni della storia cattolica italiana sono parte della coscienza civile. Questa giornata è in fondo una restituzione alla comunità scientifica, agli studiosi, agli studenti, ma anche al pubblico più ampio di un patrimonio audiovisivo sugli Anni Santi, spesso patrimonio invisibile, talvolta patrimonio smarrito, raramente patrimonio indagato e interrogato con metodo. Quando gli archivi aprono i loro depositi, quando i tecnici siedono al fianco dei ricercatori, quando la filologia delle fonti incontra la responsabilità della diffusione politica i progetti prendono forma e accadono. Solo così – ha concluso il presidente della Fondazione MAC – la memoria diventa bene condiviso e soprattutto promessa di futuro. Penso, ad esempio, ad una mappatura nazionale dei fondi sonori ecclesiastici, è un compito pubblico. Tutela e conservazione non sono così vocaboli burocratici ma parole che toccano la qualità della nostra democrazia culturale”.
“I fenomeni religiosi non hanno ricevuto attenzioni dagli storici dei mass media, sono sempre stati trattati come una questione di nicchia – ha detto nel suo intervento il professor Stephen Gundle, dell’ Università Warwich, storico britannico della cultura visive e dei media. Parlando dei due libri che sono analizzati nella mattinata History of the Holy Years through Mass Media (1900–2015): Media Jubilees, Palgrave Macmillan e Giubilei mediatici. Storia degli Anni Santi attraverso i mass media (1900–2015), Il Mulino, li ha definiti “molto interessanti”. “Non c’è un adattamento passivo ai media nella modernizzazione, ma, da parte della Chiesa, esiste il desiderio di mettere le proprie impronte. La Chiesa è convinta che non siano fenomeni impossibili da cambiare. La modernizzazione vuole essere una delle parti che condizionano la modernità. Sul cinema la Chiesa è stata attenta ad evitare contaminazioni con gli echi commerciali spostati verso il divertimento e non verso la pedagogia e la evangelizzazione”. “Questo desiderio di orientare – ha concluso Gundle – porta a discussioni molto complesse. Nei primissimi anni con i Lumiere presenta un riferimento e la Chiesa intuisce che il cinema, come mezzo può essere molto importante”.
La prima parte della giornata di studi si è chiusa con l’intervento di Massimiliano Menichetti, vicedirettore editoriale dei media vaticani. “La Chiesa non rincorre i mezzi di comunicazione li vive, li stimola li anticipa e li rilancia – ha detto – l’Osservatore romano nasce nel 1861 e interpreta quello che serviva in quel momento. Oggi nel nostro percorso siamo arrivati a Vatican Media. Facebook e Twitter nascono tra il 2004 e il 2006. Cambia il modo di comunicare. Il Giubileo del 2015 è il primo con i social un Giubileo diffuso. Le persone quando vivono l’esperienza la condividono e così è accaduto per i Giubilei successivi alla nascita dei social. I Giubilei – ha concluso Menichetti – sono una grande opportunità per la Santa Sede per rendersi visibile. Oggi viviamo in un mondo reticolare, siamo in tutti in collegamento”.
Poi la parte dedicata alla rassegna cinematografica. Si è cominciato con la proiezione della docuserie Giubilei mediatici,una produzione Officina della Comunicazione, per la regia di Omar Pesenti, realizzata con la collaborazione di Cinecittà–Luce.
Nel pomeriggio sono state proposte una selezione di opere raramente proiettate provenienti da archivi cinematografici italiani e internazionali: i film di Leone XIII, che ottennero grande fortuna in occasione del Giubileo del 1900, rare copie conservate presso l’Institut Lumière, affiancate dal materiale della Cineteca del Friuli.
A seguire sono stati proiettati materiali video che hanno raccontato Roma e i giubilei dagli anni Venti agli anni Sessanta, provenienti dalla Moving Image Research Collections della University of South Carolina, dal fondo Carlo Montanaro della Cineteca del Friuli, dagli archivi di Cinecittà-Luce, dagli archivi del CSC (Cineteca Nazionale e Archivio Nazionale Cinema Impresa).