È USCITO IL LIBRO “MEDIA JUBILEES. HISTORY OF THE HOLY YEARS THROUGH MASS MEDIA (1900-2000)”
03 Settembre 2025
È uscito il libro “Media Jubilees. History of the Holy Years through Mass Media (1900-2000) edito da Palgrave MacMillan, uno degli editori più autorevoli e prestigiosi a livello globale per le pubblicazioni nel campo umanistico. Il libro è pubblicato in inglese. Il Mulino ha già acquisito i diritti per la traduzione del volume in italiano nella collana della Fondazione MAC. Il volume contiene gli interventi di Dario Edoardo Viganò, presidente della Fondazione MAC – Memorie Audiovisive del Cattolicesimo -, Gianluca della Maggiore, Raffaella Perin e Federico Ruozzi.
Non appena fecero la loro comparsa sulla scena storica nel XIV secolo, i Giubilei, o Anni Santi, si affermarono immediatamente come i più rilevanti strumenti politici ed economici della monarchia papale. A partire dal XX secolo, le celebrazioni giubilari si sono rivelate anche straordinari momenti di confronto, sebbene non sempre agevole e privo di ambiguità, tra il papato e i media audiovisivi di massa in rapido sviluppo.
Da un lato, i Giubilei sono serviti da catalizzatori di attenzione verso il Vaticano, amplificando i motivi tradizionali dell’attrattiva di Roma quale meta di imponenti pellegrinaggi e teatro di spettacolari cerimonie liturgiche. Dall’altro, gli Anni Santi hanno offerto alla Santa Sede l’opportunità di sperimentare, attraverso i media audiovisivi, nuove modalità di interpretazione e dispiegamento della missione universale del papato, finalmente libero da preoccupazioni temporali.
Con l’avvicinarsi del grande Giubileo del 2025, questo volume si propone di ricostruire tale complessa e poco indagata connessione, attingendo a una varietà di fonti dagli archivi vaticani e a fonti audiovisive poco note. Concentrandosi su un secolo di storia (1900–2015), gli eventi dei Giubilei sia ordinari sia straordinari vengono analizzati dal punto di vista di ciascun mezzo di comunicazione di massa audiovisivo (cinema, radio e televisione): dalla prima disputa cinematografica tra Biograph e i fratelli Lumière per il Giubileo del 1900, ai primi Giubilei “radiofonici” (1933–1934) e “televisivi” (1950), fino al grande Giubileo mediatico di papa Giovanni Paolo II (2000) e allo straordinario Giubileo della Misericordia indetto da papa Francesco (2015), narrato dai vecchi e nuovi media. Particolare attenzione viene riservata, attraverso documenti inediti e testimonianze dirette, al Giubileo straordinario della Misericordia (2015–2016).
I media sono oggi fonti importanti per la storia sociale, culturale e religiosa e offrono una prospettiva a volte inedita per l’analisi degli eventi. Durante il XX secolo, il Giubileo è diventato un evento mediatico significativo, con implicazioni religiose, sociali, culturali e politiche. Indagare da un punto di vista storico le dinamiche che si sono instaurate tra i media e i Giubilei e le modalità con cui questi eventi sono stati raccontati rappresenta ormai un passo essenziale e una lacuna che questo libro cercherà di colmare.
Gianluca della Maggiore, Jubilees and the cinema (1900-1933)
Il XIX secolo per la Chiesa cattolica si aprì con il Giubileo ordinario del 1900 indetto da papa Leone XIII. Solo cinque anni prima, il 28 dicembre 1895, i fratelli Lumière avevano organizzato la prima proiezione pubblica del Cinématographe, sancendo quella che è canonicamente considerata la data di inizio della storia del cinema. Era inevitabile che il nuovo medium di massa si interessasse immediatamente al più importante evento della Chiesa cattolica, tanto più che questo avveniva dopo un’interruzione di 75 anni e con un pontefice ancora «prigioniero in Vaticano» a causa della Questione Romana.
Per la Santa Sede, il Giubileo divenne un’opportunità per misurarsi subito con due diverse concezioni di cinema: quella incarnata negli Stati Uniti dalla American Mutoscope and Biograph Company e quella rappresentata in Europa dai fratelli Lumière. La Biograph utilizzò le riprese di Leone XIII ottenute nel 1898 per organizzare uno straordinario tour mondiale delle “immagini giubilari del Papa”, supportato da stretti legami con la grande stampa. I Lumière aiutarono il fotografo pontificio Francesco De Federicis a ottenere nuove riprese del pontefice durante il Giubileo, il che permise di aprire un “Cinema Vaticano” di fronte a Piazza San Pietro e di organizzare un tour mondiale di film parallelo a quello di Biograph. I diversi esiti delle due esperienze – di grande successo la prima, sostanzialmente fallimentare la seconda – riflettono il rapporto contraddittorio e ambiguo che la Chiesa avrebbe poi intrattenuto con il cinema.
Anche il rapporto di Pio XI con il cinema fu ambiguo e difficile. I due Giubilei indetti durante il suo pontificato, quello ordinario del 1925 e quello straordinario del 1933, ne sono una chiara testimonianza. Per il 1925, concesse il permesso di filmare le cerimonie religiose a condizione che il pontefice stesso non venisse ripreso. Per il 1933, commissionò a un’organizzazione cinematografica cattolica creata per l’occasione la realizzazione del film ufficiale dell’Anno Santo, stabilendo regole molto severe per le proiezioni pubbliche. Il clamoroso fallimento di questo esperimento fu accompagnato dalla proliferazione di produzioni autonome sul Giubileo non autorizzate dalla Santa Sede.
Raffaella Perin, Jubilees on the press and the radio (1925-1950)
Pio XI, durante il suo pontificato (1922-1939), indisse tre Giubilei. Il Giubileo del 1925 trovò ampia copertura nella stampa cattolica e in quella laica. Il comitato organizzativo pubblicò bollettini, circolari e manifesti. Oltre a preparare l’accoglienza a Roma di centinaia di migliaia di pellegrini in accordo con le autorità civili della capitale, il Vaticano allestì anche una mostra missionaria. Nello stesso anno, Pio XI istituì la festa di Cristo Re, che rappresentò, insieme al Giubileo, un atto per far percepire il peso sociale della Chiesa. Il Papa fu molto presente sia nell’accogliere i pellegrini sia nell’effettuare le visite giubilari. Il Giubileo servì a risvegliare l’attività religiosa. Fu un’affermazione del potere della Chiesa, che acquisiva una dimensione planetaria.
Nel 1929 Pio XI annunciò il Giubileo straordinario per celebrare il 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Intendeva solennizzare la risoluzione della Questione Romana con i Patti Lateranensi. Nel 1931 fu inaugurata Radio Vaticana, consentendo al Papa di avvalersi di un nuovo e moderno strumento per la diffusione dei suoi messaggi. La vigilia di Natale del 1932, Pio XI annunciò un altro Giubileo per l’anno 1933, il Giubileo della Redenzione, per commemorare la morte di Gesù sul Golgota. Intendeva celebrare «il più grande evento della storia», la morte di Gesù sulla croce. Tutta l’attività pastorale dell’Anno Santo fu seguita dai mezzi di comunicazione allora disponibili: la stampa e la radio, che fornirono un’esaltazione dell’universalità della Chiesa e del progetto teologico-politico della riconquista cristiana della società.
Alla vigilia dell’apertura della Porta Santa, il 24 dicembre 1949, Pio XII annunciò al mondo in un radiomessaggio i propositi dell’Anno Santo del 1950. La “nuova cristianità” a cui aspirava passava anche attraverso questo grande evento, che aveva nella radio uno dei suoi principali strumenti di propagazione.
Federico Ruozzi, The Jubilees and television (1949-2000)
Il Giubileo 1950 fu un evento mediatico che non poteva essere trascurato per diverse ragioni, tra cui la sua rilevanza globale, il coinvolgimento del pontefice romano (che involontariamente divenne una vera e propria celebrità mediatica), l’organizzazione di milioni di fedeli in visita a Roma e il forte impatto drammatico delle celebrazioni. A ciò si aggiungono le motivazioni religiose, economiche e di marketing createsi attorno all’Anno Santo. Tutti questi elementi fecero sì che la televisione, oltre alla stampa, al cinema e alla radio, fosse immediatamente desiderosa di coprire l’evento giubilare.
Nel 1949, il Vaticano poté annunciare con entusiasmo la notizia della “televisione del Papa”, donata dall’episcopato francese per trasmettere per la prima volta le immagini del rito giubilare, proprio nell’anno in cui la televisione pubblica italiana stava cercando di organizzare dimostrazioni televisive sperimentali in collaborazione con la Radiodiffusion et télévision française. Sebbene si trattò di un breve incontro, aiutò la Santa Sede a scoprire le possibilità di quel mezzo.
Da quel momento, le telecamere non si allontanarono più dalla Santa Sede. Dal 1954, la televisione italiana, che per anni detenne di fatto un monopolio sull’immagine della Santa Sede, e il Centro Televisivo Vaticano, svolsero un ruolo da protagonisti e da comprimari sulla scena internazionale. A ogni Giubileo furono sperimentate le innovazioni tecnologiche del mezzo televisivo, passando dalla limitata trasmissione del 1950 alla mondovisione a colori del Giubileo post-conciliare di Paolo VI (un sistema televisivo che puntava a superare il record di ascolti raggiunto con lo sbarco sulla luna del 1969), fino ai paramenti di Giovanni Paolo II, appositamente disegnati per le riprese televisive, e alla risoluzione 4K del Giubileo della Misericordia di papa Francesco, sotto il coordinamento del Centro Televisivo Vaticano e di mons. Dario E. Viganò. È pur vero che, ogni volta, il Vaticano ha chiamato registi di rilievo (da Zeffirelli a Olmi) a misurarsi con il mistero di un rito millenario, e questi hanno dato il proprio sguardo e la propria interpretazione all’evento. Ma è anche vero che ciò è andato sempre al di là di una semplice estetica televisiva e tecnologica.
La ripresa televisiva e la narrazione che veniva ogni volta allestita ebbero anche un impatto ecclesiologico che non può essere trascurato e che merita un’adeguata analisi. Questo saggio si propone dunque di ricostruire un pezzo di storia dei media, all’interno del più ampio quadro della storia sociale e culturale, della storia del papato, ma anche della più problematica e interessante storia del rapporto tra la Chiesa di Roma e i fedeli: dopo il cinema, infatti, la televisione consentì per la prima volta “pellegrinaggi virtuali” dal salotto di casa, interrompendo una tradizione secolare che portava i fedeli nella Città Sacra con significative conseguenze anche in termini di devozione.
Dario Edoardo Viganò, Jubilees and the cinema (1950-2000)
Il Giubileo ordinario del 1950, indetto da papa Pio XII, può probabilmente essere definito il Giubileo cinematografico per eccellenza: prima che la televisione lo soppiantasse come medium audiovisivo dominante, il cinema era allora al culmine del suo potere e della sua diffusione. Sul trono papale sedeva un pontefice che aveva mostrato una costante attenzione al sistema dei mass media e che l’”Osservatore Romano”, già dal 1939, primo anno del suo pontificato, aveva significativamente definito come «il papa del cinema».
Il mondo del cinema mostrò una duplice attenzione a quel Giubileo: la prima, incoraggiata dallo stesso Pio XII, portò alla produzione di un vastissimo numero di documentari e cinegiornali speciali sugli eventi giubilari, realizzati da compagnie cinematografiche e cinegiornali di tutto il mondo; la seconda, indiretta, spinse le majors di Hollywood, ma anche altre importanti cinematografie (come quella italiana e francese), a realizzare grandi film di finzione a tema religioso in linea con il clima dell’Anno Santo.
Il cinema dedicò un’attenzione molto minore al Giubileo ordinario del 1975, indetto da papa Paolo VI. Da un lato, dopo il trionfalismo dell’era Pacelli, fu un Giubileo in tono minore che risentì del mutato contesto culturale e del clima di protesta cattolica seguito al Concilio Vaticano II. Dall’altro, il cinema aveva perso il suo appeal a scapito della televisione. Tuttavia, ci furono produzioni speciali incoraggiate da papa Montini, che in quegli anni sviluppò rapporti diretti con importanti registi come Roberto Rossellini e Franco Zeffirelli, il quale supervisionò la diretta televisiva dell’apertura della Porta Santa.
Il contesto del Giubileo del 2000 fu ancora diverso. Papa Giovanni Paolo II cercò di operare una profonda riconfigurazione del rapporto generale tra la Chiesa cattolica e il sistema mediatico: come affermò nell’enciclica Redemptoris missio (1990), non era sufficiente usare i media semplicemente per diffondere il messaggio cristiano e l’autentico insegnamento della Chiesa, ma era necessario integrare tale messaggio nella “nuova cultura” creata dalle comunicazioni moderne. La grande esposizione mediatica che aveva già avuto il Giubileo straordinario del 1983 prefigurava l’eccezionale attenzione mediatica al Giubileo del 2000, degna della star globale che era diventato papa Wojtyła. In questo contesto, l’interesse di papa Wojtyła per il mondo del cinema, già palesemente rivelato con la sua visita a Hollywood nel 1987, si manifestò essenzialmente in due modi: l’organizzazione di un Giubileo specifico per il mondo dello spettacolo tenutosi in Piazza San Pietro nel dicembre 2000 e l’affidamento a un grande regista cinematografico come Ermanno Olmi della diretta televisiva dell’evento inaugurale dell’apertura della Porta Santa la vigilia di Natale del 1999, seguita in tutto il mondo da un’audience stimata di due miliardi di telespettatori.
Attraverso documenti inediti e testimonianze dirette, viene riservata una particolare attenzione al Giubileo straordinario della Misericordia (2015–2016) indetto da papa Francesco.